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venerdì, 26 maggio 2006

oggi il cuore

Oggi il cuore cambia
cambia, e come cambia, e lascia
quando lasciare è anche prendere e tenere
oggi il cuore lascia, amore per amore
postato da: peperone alle ore 11:12 | link | commenti
categorie: self
lunedì, 22 maggio 2006

Il diritto negato

Ma vi pare che per rinnovare il passaporto io debba aspettare 3 mesi?
Il 7 aprile ho presentato la domanda di rinnovo, ad oggi il mio passaporto è ancora desaparecido... devo chiamare "chi l'ha visto?"
postato da: peperone alle ore 10:32 | link | commenti
categorie: self
venerdì, 05 maggio 2006

Long John... evviva Long John!!

Da La Repubblica Online
NAPOLI - L'ex centravanti della Lazio, Giorgio Chinaglia, e' indagato nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli per il reato di riciclaggio aggravato dall'articolo 7, ovvero per aver agevolato l'attivita' della camorra, in particolare del clan dei Casalesi. La guardia di finanza sta perquisendo l'abitazione dell'ex giocatore. Colpiti dallo stesso provvedimento due promotori finanziari e un imprenditore di Caserta. Tra le ipotesi di reato vi sarebbe anche il tentativo di acquisizione della societa' di calcio Lazio per riciclare il denaro. (Agr)

E speriamo che in questa "caduta libera" trascini con sè anche quei deficenti degli Irriducibili, che rappresentano quanto di più marcio ci sia nel mondo del tifo organizzato; perchè allo stadio ci si possa tornare a divertire.
postato da: peperone alle ore 10:29 | link | commenti
categorie: self
venerdì, 21 aprile 2006

insomma...

... il periodo è un po' così, è quello che è. Alle elezioni non è andata bene come speravamo, mister B. da sconfitto (seppur di poco, pochissimo, quasi nulla) continua a romperci i coglioni, speriamo che alla fine la gente si stufi di lui. Ieri sera sono andato a vedere Il Caimano, sono uscito dal cinema e il senso di stranimento che il film mi ha lasciato addosso ancora persiste. Non andrò a SD in vacanza, quando l'ho detto a R., ieri, mi è caduta subito in uno stato di depressione e sconforto come mai l'avevo sentita prima durante tutti questi mesi. Com'è difficile... a volte sembra veramente che questa situazione non sia risolvibile, siamo tutti e due veramente stanchi, spossati. Tiriamo avanti, speriamo di continuare ad essere forti. Stasera festeggiamo il compleanno di S. e non abbiamo ancora un regalo. Mia sorella inizia a fare i we lunghi a lavoro a Ostia e non tornerà prima di martedì, il peperone (quello vero, il cane) resterà solo a casa di giorno, mi spiace, cercherò di stare di più con lui la sera e di fargli fare passeggiate più lunghe.
R. mi manca da morire, sono quasi 6 mesi ormai che non ci vediamo.
E' veramente veramente dura...
postato da: peperone alle ore 11:31 | link | commenti
categorie: politica, self
mercoledì, 05 aprile 2006

Io? Sono un coglione!

Eh si, sono un coglione. E per tanti motivi, ve lo giuro. Così ieri ho deciso di fare outing ed andare a dirlo al mondo in piazza Argentina qui a Roma. Non contento ho pensato più tardi di andarlo a ribadire sotto Palazzo Chigi, in modo che anche chi di dovere sapesse, in fondo è lui che mi ha illuminato.
A dire il vero se a piazza Argentina forse i coglioni sfioravano le 200 unità, sotto palazzo Chigi saremo stati si e no una ventina; nonostante questo e il fatto che ce ne stavamo buoni buoni a chiacchierare fra noi in piccoli gruppetti (eravamo 20, sti gruppetti mica potevano essere grandi, no? :P) è a un tratto arrivata una squadra di celerini che ci ha costretto, gentilmente come solo loro sanno fare ma SENZA usare la violenza, a lasciare piazza colonna per radunarci subito dietro lo spartitraffico. Quindi mentre noi imperterriti continuavamo a coglioneggiare nei pressi del blindato palazzo parlando del più e del meno, ogni tanto qualche affamato tutore della legge, evidentemente più interessato alla sua cena che alla propria funzione di ordine pubblico, si avvicinava per chiederci quanto tempo ancora avevamo intenzione di fermarci nei paraggi. Noi eroi, che arrivati per tempo in piazza Argentina avevamo già provveduto a riempirci lo stomaco con un paio di tramezzini e liquidi gassati di varia natura, non lasciavamo però trasparire alcun sintomo di stanchezza, e alla loro faccia continuavamo a spippettare una sigaretta dietro l'altra parlando di politica, di Hattrick, di WeBL, di Subbuteo e di tutti quegli argomenti interessanti e socialmente impegnati di cui parlano di solito le persone quando si riuniscono in piazza dopo che il proprio presidente del consiglio li ha additati come coglioni.
Il malumore però inizia a serpeggiare quando, indispettiti dall'attesa, non i poliziotti ma i fotografi iniziano a rompersi le scatole, e allora ecco che i più meritevoli tra i coglioni vengono scelti per espletare quella logorrea visiva anche conosciuta col nome di "servizio fotografico". Il sottoscritto, indubbiamente e palesemente coglione pur non essendo munito dell'apposito cartellino di riconoscimento, viene così addobbato a festa con palloncino colorato sopra la testa e suddetto foglio A4 che ne attestava finalmente l'autenticità della coglionaggine. Trasformata così piazza Colonna in una moderna passerella fotografica sotto gli occhi di ignari turisti affamati più dei poliziotti, già iniziavo a calarmi nella parte di una novella Naomi "Gambebbèll" (sto citando un cane che fa pubblicità... devo essere alla frutta...) quando un solerte tutore della legge mi fa notare che non mi sono concessi comportamenti lascivi davanti alla macchina fotografica in quel luogo. Senza ovviamente rinfacciargli la nefandezza che aveva appena proferito e che gli sarebbe potuta costare qualche migliaio di ore di lavoro all'inseguimento di tutti i turisti passati per le vicinanze della piazza solo nelle ultime ore, gli faccio notare di essere un coglione (io, non lui); avendo però il solerte gendarme voluto specificare, che quantunque io fossi un coglione, egli sicuramente non lo era, mi sono trovato costretto a spiegargli che, proprio per evitare qualsivoglia incomprensione da parte dei distratti passanti, mi ero precedentemente munito dell’ apposito cartello esplicativo. Nel dubbio, guardandoci, avrebbero così potuto capire chi tra i due fosse coglione davvero senza essere tratti in inganno.

postato da: peperone alle ore 11:42 | link | commenti (1)
categorie: politica, self
giovedì, 30 marzo 2006

Ninna nanna per Jacopo

In questo mondo che ora è soprattutto il tuo
sei una stella e il cielo brillerà per te
sei come l'alba di un mattino sopra il mare
e tutti quanti i pesci parlano di te

se appoggi un po' l'orecchio e poi respiri piano
li puoi sentire mentre stanno a bisbigliare
la ninna nanna che ti vogliono cantare
la sera quando piangi e non li fai dormire

ti guardano e ti sognano sulla tua strada
un giorno in primavera con il cuore in gola
il tuo respiro rotto da quell'emozione
di aver capito cosa noi chiamiamo amore

ti guardano e ti pensano in un temporale
seduto su un gradino bagnato da morire
che piove tanto forte che non puoi parlare
e la tua fantasia che sogna di partire

bambino mio la vita è tutta da scoprire
è una felicità che fa scoppiare il cuore
e anche se alcune volte ti farà soffrire
tu guarda sempre avanti e brillerà il tuo sole

per questo adesso dormi e non ti disperare
che Nadia e Tato sono sempre qui con te
quando ne avrai bisogno ci potrai contare
tu sei la loro luce
vivono per te
postato da: peperone alle ore 14:39 | link | commenti (3)
categorie: storie, self
venerdì, 24 marzo 2006

a long time ago

Mollare tutto e andare. Tutto? Cosa c’era poi di tanto grande da lasciarsi dietro le spalle? Nulla che valesse la pena di portarsi appresso, nulla di così grande che non potesse trovare spazio nella sua borsa o nei suoi ricordi. Nulla che non potesse essere trasportato con la facilità con cui si porta con sé un’emozione. Quelle brutte, quelle pesanti e opprimenti, quelle angosciose e nere si sarebbero fermate al check-in, loro non avevano il biglietto e non sarebbero salite con lui sull’aereo, non sarebbero partite con lui. Le avrebbe lasciate a terra. Perse o dimenticate. Così pensando passò il controllo bagagli e si diresse verso il gate 25.
“Cristo le sigarette” pensò passando davanti ai vari Duty Free, ma grazie alle normative europee lì non le vendevano più, quindi arrivato in fondo al coridoio cercò l’edicola-tabbaccaio. Prese una stecca di gauloises, tre pacchetti doppi di gomme da masticare, Focus e la settimana enigmistica per passare il tempo durante il viaggio, sapeva che difficilmente sarebbe riuscito a dormire. lasciò la stecca nella busta e infilò le riviste e le gomme nella tracolla, insieme alla molesquine, alla lonely planet, a Hemingey, alle penne e alle matite, al portadocumenti con il passaporto e i soldi.



Uscire dall’aereo non è come prendere uno schiaffo in piena faccia, è un’ondata di calore e umidità che ti si infila all’istante sotto la maglietta e ti bagna immediatamente di sudore. È il tropico che si presenta, che ti saluta e ti abbraccia soavemente regalandoti il suo più profondo benvenuto. È sera ma il caldo non sembra accorgersene, è sera solo perché il sole se ne è già andato a dormire, perché le auto si accalchino per le strade andando e venendo, auto che esplodono di merengue e bachata. Auto, camionetas, jeepetas e minibus si fondono insieme sulla strada fatiscente che collega l’aeroporto alla città, aggiungendo il loro calore al calore che già c’è. Sul ciglio della strada si susseguono le baracche, interrotte solo di tanto in tanto dai paradar, baracche più grandi delle altre dove puoi fermarti a prendere un trago, un bicchiere. Il traffico è caotico e senza alcuna regola, non c’è illuminazione stradale e le uniche luci sono i quelle del traffico e delle baracche, i motoconchos, moto-taxi, sfrecciano in mezzo all’ingorgo con la velocità delle lepri, bruciano semafori ed incroci attaccandosi al clacson senza nemmeno rallentare. Le baracche lasciano pian piano il passo a delle costruzioni appena un po’ più solide. Stai entrando in città, guardando fuori la prima cosa che ti colpisce è la sporcizia e un senso di lasciato a metà, ti colpisce questo prima ancora che il verde, intenso e rigoglioso che esplode ovunque sia rimasto un lembo di terra non asfaltato. Passi sotto una galleria stretta e maiolicata, ritorni a cielo aperto e subito ti ritrovi su un ponte, doppio e lungo. Guardi sotto e non vedi nulla, poi dal buio e dall’alto distingui delle forme, baracche di legno, un fiume intero di baracche di legno brulicanti di vita appare la dove pensavi non ci fosse nulla. Il barrio più popoloso, povero e pericoloso di tutta l’isola, lì a due passi dal centro storico della capitale. L’autopista ora si restringe a due corsie e sale trasformandosi in una sopraelevata che sorvola letteralmente la città, una città strana, fatta di palazzi popolari bassi, al massimo di tre o quattro piani. Cala ancora di più l’oscurità e la città intorno svanisce, ti chiedi dove sia, ti ritrovi in un quartiere dove miseria e ricchezza fanno a pugni tra di loro, non ci sei abituato e ti fa un certo effetto ma qui è la normalità. La strada che percorri è costeggiata dal verde e dalla spazzatura, le case viste da fuori sono sporche e fatiscenti, ogniuna col suo piccolo patio recintato da gabbie di ferro rosso di antiruggine che danno l’idea di una prigione. Giri un incrocio e non c’è più immondizia sulla strada, le case ammucchiate una accanto all’altra sono scomparse, sostituite da eleganti recinzioni in muratura dietro le quali puoi immaginare verdissimi giardini con prati all’inglese ornati dagli alberi tropicali che vedi osservarti dall’alto. Larghi cancelli rivelano qua e la l’ingresso di magnifiche ville, in alto sulla collina puoi osservarne una in tutta la sua maestosità, immersa nel verde e con una lunga fila di finestre illuminate, sono talmente tante, le luci, che non hai neanche il tempo di contarle prima che lo scuro verde tropicale notturno se le porti via.

La casa dove ti portano non è una casa, è una villa come quelle che hai intravisto lungo la strada. È un incrocio tra una lussuosa tenuta di campagna ed una lussuosa casa di città. È l’incarnazione di tutto il lusso che puoi immaginare. Nel parcheggio vedi una spider mercedes, una camioneta crisler e una jeepeta mitsubishi tutte nuove di zecca, dentro tutto è monumentale, grandi saloni si susseguono introdotti da colonne ed archi, l’arredamento sembra trafugato da un galeone spagnolo. Attraversi una grande vetrata e ti ritrovi sul patio che da sul giardino interno, la piscina è immancabile, le bolle dei getti dell’idromassaggio animano la superfice dell’acqua. La stanchezza ed il jet leg rendono la situazione quasi ridicola, la gente ti parla e tu ti sforzi di capire e di rispondere in quel poco spagnolo da turista che riesci a mettere insieme senza scoppiare a ridere ogni cinque parole. Vorresti essere altrove, vorresti essere in una qualsiasi schifosissima stanza d’albergo di qualsiasi schifosissima topaia del più schifoso barrio dell’isola piuttosto che dover sopportare la curiosità di tutte quelle persone. Ma sei lì e non può essere altrimenti per cui ti metti l’anima in pace e fai fronte alla situazione. Nel frattempo inizi a perderti nei profumi, nei colori, nei suoni e nel rum.

Appena metti piede fuori dalla capitale ti rendi conto che non c’è limite alla quantità di spazzatura che si può accumulare ai bordi della strada, le case, ancorchè fatiscenti, vengono di nuovo soppiantate da una quantità di piccole baracche di legno che si accalcano tra il bordo della strada e la verde foresta tropicale. Il paesaggio è vivo, pieno di gente, ragazzi, donne, bambini che giocano e corrono. L’aria puzza un po’ meno e l’odore della natura ti penetra con insistenza nelle narici, ti pervade. La sporcizia c’è ancora ma col passare dei chilometri te ne accorgi sempre meno, sparisce alla tua vista come se i tuoi occhi non volessero più metterla a fuoco, la stai filtrando e non la rivedrai mai più. Ti abitui anche al traffico, alle auto scassate che vanno a 40 all’ora in corsia di sorpasso, alle improvvise e prive di senso conversioni a “U” di chi ti stà davanti, ai camion che suonano e non rallentano neanche quando attraversano paesini di poche decine di baracche con i bambini che corrono da una parte all’altra della strada. Ti fermi in un paradar lungo la strada a prendere un jugo natural de limòn e ti sembra la cosa più buona che tu abbia mai bevuto. Anche la frutta è diversa, assaggi un mango e ti chiedi come hai potuto viverne senza fin’ora, ne prendi una latta piena. Non ti interessa affatto che la gente ti guardi in quel modo, come un locale osserverebbe un gringo, come un povero osserva in ricco. Non te ne frega più nulla di essere un ricco in mezzo ai poveri, ricco sì. Perché anche chi ha poche centinaia di dollari in tasca e una macchina da guidare qui è ricco in confronto a chi non ha nulla più di una latta di mango da vendere lungo la strada. Non te ne frega nulla. Piano piano l’isola ti stà entrando dentro e non puoi opporti perché quel sole, quei colori e quegli odori stanno prendendo piacevolmente il sopravvento su tutto quello che hai pensato di essere fino a quel momento.

La moralità ed il senso stesso di civiltà con le quali sei cresciuto qui non possono fare presa, ti scivolano giù lungo le gambe ed evaporano. Un isola caraibica è un ecosistema chiuso, tutto ciò che ne è fuori è ovattato e oltremodo lontano. Cosa succeda nel resto del mondo è ignoto. La notizia estera più importante che puoi leggere sul periodico è il protrarsi del blocco delle raffinerie di petrolio venezuelane voluto da Chavez, bene di cui l’isola è uno dei più grandi acquirenti, qui l’energia elettrica si può produrre solamente così, con centrali termoelettriche alimentate a petrolio. Niente petrolio niente elettricità quindi, intere città in black-out, apagones, come li chiamano qui, per ore e ore. Sia i ricchi che i poveri. La moralità ed il senso stesso di civiltà con le quali sei cresciuto qui non possono fare presa, evaporano prima ancora che possano farti sorgere un qualsiasi pensiero, un qualsiasi dubbio. Evaporano lungo le strade piene di bambini che giocano nella polvere invece di essere a scuola, evaporano nella sporcizia e nella miseria, evaporano nel calore del sole o nel fresco dell’ombra, evaporano nell’odore della jungla, nel sapore del mango, nella batida de lechosa, nel morir sognando, nella birra ghiacciata e nel rum. Evaporano nel ritmo della musica. Nei riflessi sui corpi sudati delle donne. Nei loro occhi.
postato da: peperone alle ore 11:06 | link | commenti
categorie: storie, self
giovedì, 23 marzo 2006

Alzati e cammina!!!

Tacci tua m'hai lasciato per strada un'altra volta... Ma che devo fare con te eh?
postato da: peperone alle ore 09:33 | link | commenti (2)
categorie: self
venerdì, 03 marzo 2006

Via da Las Vegas

Odio San Remo, lo ho sempre odiato, anche quando ero piccolo. I miei mi nutrivano a Jazz e Blues, a Rolling Stones e Santana e non ho mai potuto soffrire le "canzonette". E' un mio limite, lo ammetto. Quando sei bambino e mentre gli altri canticchiano la hit del momento tu canticchi Bob Dylan c'è effettivamente qualcosa che non va, sono cose che alla lunga ti segnano.
Non sopporto Panariello e neanche Verdone, figuriamoci poi Pieraccioni...
Insomma non riesco veramente a spiegarmi perchè ieri sera non solo mi sono visto dei brandelli di festival (evitando accuratamente la musica) ma mi sono oltretutto sbellicato dalle risate con le loro scenette...
postato da: peperone alle ore 10:52 | link | commenti
categorie: self
giovedì, 02 marzo 2006

That's Me

Lavoro da quasi un anno come co.co.pro, guadagno 1200 euro netti al mese per dodici mensilità, non pago l'affitto e divido le bollette con un'altra persona. Ho una macchina che non uso (comprata quando ero assunto a tempo indeterminato) e uno scooter. Non esco quasi mai a cena fuori, vado pochissimo al cinema e ancora meno a teatro. Fumo moderatamente (nel senso che mi modero a non superare un pacchetto al giorno) e faccio il pieno al motorino con 5 euri un paio di volte a settimana. Quest'estate non sono andato in vacanza, quest'inverno non ho fatto la settimana bianca. Non faccio spese pazze, non ho debiti da pagare, praticamente non mi compro vestiti se non da Oviesse, le serate le passo a casa mia o a casa di amici.

Qualcuno mi spiega perchè a fine mese non ho mai un euro in tasca?
postato da: peperone alle ore 11:15 | link | commenti (2)
categorie: self