Alè, Podi e il leader rumeno Tariceanu firmano un bell'accordo per combattere la criminalità Romena in Italia. Così potremo vedere all'opera i poliziotti di quel genio del capo della polizia di Bucarest che ieri ha dichiarato che qui da noi i malviventi fanno come gli pare perchè c'è lassismo... Certo da noi la polizia magari non sarà dura come lo è in Romania (ma a ripensare ai fatti di Genova e della Diaz qualche piccolo dubbio in proposito mi viene), ma almeno viviamo in un vero stato di diritto, dove chiunque è innocente fino a prova contraria e si rispetta la libertà di qualsiasi cittadino. Poi è ovvio e scontato che sia più facile delinquere in un Paese dove c'è più rispetto per la persona di quanto non lo sia in un paese dove vige uno stato di repressione; se rubi una macchina in Italia, e ti beccano, al massimo ti fai qualche mese al gabbio, se la rubi in Cina buttano la chiave della cella... se un funzionario pubblico prende una mazzetta in Italia, e lo beccano, al massimo si becca una multa, una sospensione e qualche occhiataccia, se lo pizzicano in Cina lo impiccano... Ora tra le due realtà io non penso che ci sia alcun dubbio nel preferire quella nostrana, no?
In realtà mi indigna molto di più sentire zioB ritrattare l'"Editto Bulgaro" subito dopo la morte di Biagi, attaccando come al solito i giornalisti che travisano e stravolgono e montano e smontano a loro piacimento ogni parola. ZioB grazie, ogni volta che penso che la sinistra abbia toccato il fondo ci pensi tu a dimostrarmi che è ancora lunga la strada verso il disastro.
Oggi il cuore cambia
Ma vi pare che per rinnovare il passaporto io debba aspettare 3 mesi?
A roma gli irriducibili scioperano e chiedono, in quanto consumatori del prodotto calcio, di essere rimborsati. Rimborsati di cosa poi vallo a sapere, visto che loro col mondo del calcio ci vivono, hanno prodotto un marchio (original fans) e aperto svariati negozi a roma e nel lazio. Forse vorranno essere rimborsati dei tanti soldi che le vecchie dirigenze erano abituate a "donar loro" in cambio di un tifo sempre caldo e senza contestazioni di alcun tipo, soldi che l'indagato Lotito non ha mai voluto sganciare... In questo caso il loro richiamo a chissà quali valori va a cadere un una botola buia e ben profonda.
Che casino che sta venendo fuori, talmente grande che mi sembra quasi impossibile che tra qualche mese tutto sarà dimenticato, quasi come non fosse mai accaduto; è già successo no? la rapidità con la quale questo genere di cose vengono fatte diemnticare ha dell'incredibile.
beh potete dire e pensare quello che volete, ma l'estremista che scrive su questo blog preferisce di gran lunga Giorgio Napolitano a Massimo D'Alema.
Da La Repubblica Online
"Se il Quirinale andasse ad un esponente della sinistra, ha ribadito Berlusconi, "ci sarebbe il pericolo della dittatura della minoranza". (Silvio Berlusconi, 3 maggio 2006)
Sono più amareggiato oggi di quanto no lo fossi il lunedì dello scrutinio. La maggioranza è troppo risicata, non dobbiamo voler governare per forza. Meglio tornare alle urne e far scegliere ancora una volta gli italiani. Andreotti sostenuto dalla destra, d'altronde tra mafiosi si intendono bene...
... il periodo è un po' così, è quello che è. Alle elezioni non è andata bene come speravamo, mister B. da sconfitto (seppur di poco, pochissimo, quasi nulla) continua a romperci i coglioni, speriamo che alla fine la gente si stufi di lui. Ieri sera sono andato a vedere Il Caimano, sono uscito dal cinema e il senso di stranimento che il film mi ha lasciato addosso ancora persiste. Non andrò a SD in vacanza, quando l'ho detto a R., ieri, mi è caduta subito in uno stato di depressione e sconforto come mai l'avevo sentita prima durante tutti questi mesi. Com'è difficile... a volte sembra veramente che questa situazione non sia risolvibile, siamo tutti e due veramente stanchi, spossati. Tiriamo avanti, speriamo di continuare ad essere forti. Stasera festeggiamo il compleanno di S. e non abbiamo ancora un regalo. Mia sorella inizia a fare i we lunghi a lavoro a Ostia e non tornerà prima di martedì, il peperone (quello vero, il cane) resterà solo a casa di giorno, mi spiace, cercherò di stare di più con lui la sera e di fargli fare passeggiate più lunghe.
Saltato il viaggio, se ne riparlerà a luglio, speriamo.
All'ultimo sprint Berlusconi fa come Fantozzi e prende la temibile "bomba", succede così che non appagato dal continuo disturbare l'avversario, dal rispondere solo a volte alle domande dei giornalisti, dall'evitare in toto di rispondere alle domande più approfondite sull'economia e sul reperimento dei fondi necessari all'attuazione degli sgravi fiscali promessi (mentre a Prodi sono due settimane che gli fanno le pulci sulle previsioni dei conti), non pago di ciò, dicevamo, Berlusconi decide che è l'ora di esagerare e la spara così grande che anche Ferrara, per sua stessa ammissione ieri sera su la7, si è messo a ridere. "Aboliremo l'ICI" ha affermato ieri sera, "L'Ici? Una sciocchezza da 2,5 miliardi" ha confermato oggi.
I DS hanno reso noti alcuni dati relativi alla presenza degli schieramenti nei principali telegiornali nazionali. Questa statistica prende in esame tre diversi tipi di "presenza":
Siamo ormai a poche settimane dal voto, la curiosità pre-elettorale ormai cede quasi il passo alla "nausea da dichiarazione", quasi non ci si scalda più per i continui attacchi reciproci che le due fazioni si scambiano quasi giornalmente. Non mi interssa chi la spara più grossa. Non mi interessa chi accusa chi nè di cosa.
Eppure me lo aveva detto. cazzo. quante volte? certo che me lo aveva detto. e ora. che stronzo che sono. coglione. Però lì c'è un buco. forse riesco a entrarci. il muro sopra sembra ancora solido. potrebbe reggere. cazzo speiamo che non venga giù. Polvere. quanta polvere. ho la bocca secca. non ho più saliva neanche per sputare. cazzo. Certo che se viene giù non ho scampo. sarebbe una cosa veloce. non me ne renderei neanche conto. speriamo che sia una cosa veloce. ma che cazzo dico. I polmoni. fanno male. questa tosse. la maglietta è troppo leggera. la polvere ci passa in mezzo. cazzo è tutta intrisa di polvere ormai. Non vedo quasi più niente. anche i tremori ormai sono passati. dal buco solo polvere bianca di luce. il tetto è venuto giù tutto. il pavimento del primo e del secondo piano. qui dentro è buio pesto. Tremo. paura. adrenalina. è forte. continua a crollare. buio. buio. Ha coperto il buco. Silenzio. Me lo aveva detto. Me lo aveva detto. Polvere. ho bisogno d'aria. Bruciano. I polmoni bruciano. Buio. Mi sento ovattato. Ho paura.
Mollare tutto e andare. Tutto? Cosa c’era poi di tanto grande da lasciarsi dietro le spalle? Nulla che valesse la pena di portarsi appresso, nulla di così grande che non potesse trovare spazio nella sua borsa o nei suoi ricordi. Nulla che non potesse essere trasportato con la facilità con cui si porta con sé un’emozione. Quelle brutte, quelle pesanti e opprimenti, quelle angosciose e nere si sarebbero fermate al check-in, loro non avevano il biglietto e non sarebbero salite con lui sull’aereo, non sarebbero partite con lui. Le avrebbe lasciate a terra. Perse o dimenticate. Così pensando passò il controllo bagagli e si diresse verso il gate 25.
Uscire dall’aereo non è come prendere uno schiaffo in piena faccia, è un’ondata di calore e umidità che ti si infila all’istante sotto la maglietta e ti bagna immediatamente di sudore. È il tropico che si presenta, che ti saluta e ti abbraccia soavemente regalandoti il suo più profondo benvenuto. È sera ma il caldo non sembra accorgersene, è sera solo perché il sole se ne è già andato a dormire, perché le auto si accalchino per le strade andando e venendo, auto che esplodono di merengue e bachata. Auto, camionetas, jeepetas e minibus si fondono insieme sulla strada fatiscente che collega l’aeroporto alla città, aggiungendo il loro calore al calore che già c’è. Sul ciglio della strada si susseguono le baracche, interrotte solo di tanto in tanto dai paradar, baracche più grandi delle altre dove puoi fermarti a prendere un trago, un bicchiere. Il traffico è caotico e senza alcuna regola, non c’è illuminazione stradale e le uniche luci sono i quelle del traffico e delle baracche, i motoconchos, moto-taxi, sfrecciano in mezzo all’ingorgo con la velocità delle lepri, bruciano semafori ed incroci attaccandosi al clacson senza nemmeno rallentare. Le baracche lasciano pian piano il passo a delle costruzioni appena un po’ più solide. Stai entrando in città, guardando fuori la prima cosa che ti colpisce è la sporcizia e un senso di lasciato a metà, ti colpisce questo prima ancora che il verde, intenso e rigoglioso che esplode ovunque sia rimasto un lembo di terra non asfaltato. Passi sotto una galleria stretta e maiolicata, ritorni a cielo aperto e subito ti ritrovi su un ponte, doppio e lungo. Guardi sotto e non vedi nulla, poi dal buio e dall’alto distingui delle forme, baracche di legno, un fiume intero di baracche di legno brulicanti di vita appare la dove pensavi non ci fosse nulla. Il barrio più popoloso, povero e pericoloso di tutta l’isola, lì a due passi dal centro storico della capitale. L’autopista ora si restringe a due corsie e sale trasformandosi in una sopraelevata che sorvola letteralmente la città, una città strana, fatta di palazzi popolari bassi, al massimo di tre o quattro piani. Cala ancora di più l’oscurità e la città intorno svanisce, ti chiedi dove sia, ti ritrovi in un quartiere dove miseria e ricchezza fanno a pugni tra di loro, non ci sei abituato e ti fa un certo effetto ma qui è la normalità. La strada che percorri è costeggiata dal verde e dalla spazzatura, le case viste da fuori sono sporche e fatiscenti, ogniuna col suo piccolo patio recintato da gabbie di ferro rosso di antiruggine che danno l’idea di una prigione. Giri un incrocio e non c’è più immondizia sulla strada, le case ammucchiate una accanto all’altra sono scomparse, sostituite da eleganti recinzioni in muratura dietro le quali puoi immaginare verdissimi giardini con prati all’inglese ornati dagli alberi tropicali che vedi osservarti dall’alto. Larghi cancelli rivelano qua e la l’ingresso di magnifiche ville, in alto sulla collina puoi osservarne una in tutta la sua maestosità, immersa nel verde e con una lunga fila di finestre illuminate, sono talmente tante, le luci, che non hai neanche il tempo di contarle prima che lo scuro verde tropicale notturno se le porti via.
Appena metti piede fuori dalla capitale ti rendi conto che non c’è limite alla quantità di spazzatura che si può accumulare ai bordi della strada, le case, ancorchè fatiscenti, vengono di nuovo soppiantate da una quantità di piccole baracche di legno che si accalcano tra il bordo della strada e la verde foresta tropicale. Il paesaggio è vivo, pieno di gente, ragazzi, donne, bambini che giocano e corrono. L’aria puzza un po’ meno e l’odore della natura ti penetra con insistenza nelle narici, ti pervade. La sporcizia c’è ancora ma col passare dei chilometri te ne accorgi sempre meno, sparisce alla tua vista come se i tuoi occhi non volessero più metterla a fuoco, la stai filtrando e non la rivedrai mai più. Ti abitui anche al traffico, alle auto scassate che vanno a 40 all’ora in corsia di sorpasso, alle improvvise e prive di senso conversioni a “U” di chi ti stà davanti, ai camion che suonano e non rallentano neanche quando attraversano paesini di poche decine di baracche con i bambini che corrono da una parte all’altra della strada. Ti fermi in un paradar lungo la strada a prendere un jugo natural de limòn e ti sembra la cosa più buona che tu abbia mai bevuto. Anche la frutta è diversa, assaggi un mango e ti chiedi come hai potuto viverne senza fin’ora, ne prendi una latta piena. Non ti interessa affatto che la gente ti guardi in quel modo, come un locale osserverebbe un gringo, come un povero osserva in ricco. Non te ne frega più nulla di essere un ricco in mezzo ai poveri, ricco sì. Perché anche chi ha poche centinaia di dollari in tasca e una macchina da guidare qui è ricco in confronto a chi non ha nulla più di una latta di mango da vendere lungo la strada. Non te ne frega nulla. Piano piano l’isola ti stà entrando dentro e non puoi opporti perché quel sole, quei colori e quegli odori stanno prendendo piacevolmente il sopravvento su tutto quello che hai pensato di essere fino a quel momento.
La moralità ed il senso stesso di civiltà con le quali sei cresciuto qui non possono fare presa, ti scivolano giù lungo le gambe ed evaporano. Un isola caraibica è un ecosistema chiuso, tutto ciò che ne è fuori è ovattato e oltremodo lontano. Cosa succeda nel resto del mondo è ignoto. La notizia estera più importante che puoi leggere sul periodico è il protrarsi del blocco delle raffinerie di petrolio venezuelane voluto da Chavez, bene di cui l’isola è uno dei più grandi acquirenti, qui l’energia elettrica si può produrre solamente così, con centrali termoelettriche alimentate a petrolio. Niente petrolio niente elettricità quindi, intere città in black-out, apagones, come li chiamano qui, per ore e ore. Sia i ricchi che i poveri. La moralità ed il senso stesso di civiltà con le quali sei cresciuto qui non possono fare presa, evaporano prima ancora che possano farti sorgere un qualsiasi pensiero, un qualsiasi dubbio. Evaporano lungo le strade piene di bambini che giocano nella polvere invece di essere a scuola, evaporano nella sporcizia e nella miseria, evaporano nel calore del sole o nel fresco dell’ombra, evaporano nell’odore della jungla, nel sapore del mango, nella batida de lechosa, nel morir sognando, nella birra ghiacciata e nel rum. Evaporano nel ritmo della musica. Nei riflessi sui corpi sudati delle donne. Nei loro occhi.
cito da "La Repubblica":